
Nel contesto della gestione di un ente sportivo dilettantistico, la distinzione tra attività direttamente istituzionali, attività “diverse” connesse e attività del tutto estranee agli scopi sociali è oggi cruciale. Tale distinzione si riflette direttamente sull’inquadramento fiscale dell’ente, sull’accesso ai regimi agevolati e, in ultima analisi, sulla sostenibilità della struttura associativa stessa.
Con la Riforma dello Sport e la definizione dell’oggetto sociale degli enti iscritti al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (RASD), il legislatore ha tracciato un perimetro più preciso entro cui possono svilupparsi attività complementari a quella sportiva. Tuttavia, il rischio che iniziative marginali si trasformino in vere e proprie attività d’impresa è sempre dietro l’angolo, specialmente in assenza di presidi contabili e statutari adeguati.
Questo contributo esamina i riferimenti normativi principali, i profili fiscali e le implicazioni operative che interessano le attività connesse e non connesse, proponendo anche raccomandazioni concrete per ASD e SSD.
Il quadro normativo: le attività “diverse” nello sport dilettantistico
L’articolo 9 del D.Lgs. 36/2021, come modificato dal D.Lgs. 120/2023, rappresenta il fulcro normativo in materia. Esso consente agli enti sportivi dilettantistici di svolgere accanto all’attività principale anche attività ulteriori, a condizione che:
- siano secondarie e strumentali rispetto all’attività sportiva dilettantistica;
- siano espressamente previste nello statuto;
- vengano documentate nel rendiconto economico-finanziario o bilancio;
- rispettino limiti quantitativi da stabilirsi con decreto attuativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri (ancora non emanato).
In attesa di tale decreto, in via prudenziale, trova applicazione per analogia quanto previsto dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), il quale, all’articolo 6, individua come attività secondarie quelle che non superano il 30% delle entrate complessive dell’ente o il 66% dei costi complessivi sostenuti nel medesimo esercizio.
L’inosservanza di questi limiti per due esercizi consecutivi comporta la cancellazione automatica dal RASD, con conseguenze rilevanti anche sul piano fiscale.
Le attività connesse: funzioni, limiti e trattamento fiscale
Cosa si intende per “attività connessa” ?
Le attività connesse rappresentano un’area grigia, a metà tra l’attività tipica e quella commerciale in senso proprio. Sono attività che, pur non qualificandosi come “sportive” in senso stretto, svolgono un ruolo funzionale al perseguimento dell’oggetto sociale. Tra gli esempi più comuni:
- gestione di un punto ristoro interno aperto solo ai soci e tesserati;
- vendita di materiale tecnico personalizzato con il logo dell’ente;
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