Gli Enti Non Commerciali (ed ETS) sono tenuti per legge ad operare una separazione fra eventi istituzionali e commerciali. Per realizzare questa separazione è possibile tenere materialmente separate le contabilità (con libri contabili distinti) oppure tenere la contabilità in modo peculiare, evidenziando specifici sottoconti relativi all’ambito commerciale all’interno del sistema contabile nel suo complesso.
L’adozione di un criterio invece che un altro implica risvolti differenti.
Valori promiscui
Connesso alla scelta del metodo di rilevazione contabile adottato (contabilità distinta o contabilità unica con conti separati) è il problema delle spese relative indistintamente all’attività commerciale e a quella istituzionale, ossia dei cosiddetti “costi promiscui” (per esempio utenze, materiali di consumo, ecc.) utilizzati nello svolgimento dell’una e dell’altra attività. Per questo tipo di spese, sempre per garantire la più completa separazione tra le gestioni, è stato previsto uno specifico criterio, recepito nel TUIR, ma anche nel D.lgs. n.446 del 1997 (il cosiddetto “Decreto IRAP”), che impone agli enti di ripartire i costi promiscui secondo la proporzione tra entrate commerciali ed entrate complessive dell’ente.
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