
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia (Sentenza n. 651/2026) ha chiarito i limiti dell’accertamento analitico-induttivo fondato sulle percentuali di ricarico. L’utilizzo di margini non coerenti con il contesto economico e basati su dati eterogenei non soddisfa i requisiti di gravità, precisione e concordanza delle presunzioni. Valorizzata anche l’efficacia del giudicato penale di assoluzione nel giudizio tributario.
Percentuali di ricarico e limiti dell’accertamento analitico-induttivo
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia, con la recente sentenza n. 651/2026, offre un’interessante occasione per tornare a riflettere sui limiti applicativi dell’accertamento analitico-induttivo di cui all’articolo 39, comma 1, lettera d) del D.P.R. n. 600/1973 e, in particolare, sull’utilizzo delle percentuali di ricarico nella ricostruzione dei ricavi.
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