Gli atti sanzionatori emessi nei confronti dei professionisti richiedono, a pena di illegittimità, un apparato motivazionale rigoroso e analitico. L’amministrazione finanziaria non può limitarsi a contestazioni generiche o standardizzate, ma deve esplicitare in modo chiaro l’iter logico-giuridico e gli elementi di fatto che giustificano la penalità irrogata. Per i consulenti del lavoro e i commercialisti, questo principio rappresenta un fondamentale strumento di tutela e di difesa in sede di contenzioso tributario, riaffermando l’obbligo di trasparenza e il diritto al contraddittorio nei rapporti tra professionisti e fisco.