
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 25143/2025 è tornata ad occuparsi dell’annosa questione relativa alla distinzione tra le spese di rappresentanza e le spese di pubblicità.
Con questo recente arresto giurisprudenziale viene confermato l’indirizzo assunto dalla Corte negli ultimi anni, pertanto viene ribadito che i contribuenti devono essere guidati dal criterio degli “obiettivi perseguiti” secondo cui le spese di rappresentanza sono sostenute per accrescere l’immagine della società e le sue possibilità di sviluppo, senza che sussista un’aspettativa di incremento delle vendite, le spese di pubblicità, invece, sono direttamente finalizzate alla promozione dei prodotti e dei servizi commercializzati.
Premessa
Il confine tra le spese di rappresentanza e le spesa di pubblicità è particolarmente incerto.
In linea generale, ad avviso della Corte di Cassazione per distinguere fra spese di rappresentanza e spese di pubblicità occorre utilizzare il criterio degli “obiettivi perseguiti”, ovvero:
- le spese di rappresentanza sono sostenute per accrescere il prestigio e l’immagine della società, senza dar luogo a un’aspettativa di incremento delle vendite;
- le spese di pubblicità sono finalizzate alla realizzazione di iniziative che tendono, in modo prevalente anche se non esclusivo, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi, o comunque al fine diretto di incrementare le vendite.
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