
Con la recente ordinanza n. 31406/2025, la Corte di Cassazione ha enunciato un principio di diritto di fondamentale importanza in materia di accertamenti fiscali, destinato a modificare radicalmente l’approccio dell’Amministrazione Finanziaria nei confronti dei cosiddetti “evasori totali”. La Suprema Corte, allineandosi pienamente alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha stabilito che, in caso di accertamento induttivo “puro” basato sulla ricostruzione di ricavi non dichiarati, la materia imponibile accertata deve essere considerata già comprensiva dell’IVA. Tale pronuncia, fondata sul principio cardine della neutralità dell’imposta, scardina la prassi consolidata degli uffici finanziari di applicare l’aliquota IVA sulla base imponibile lorda ricostruita, ponendo fine a una duplicazione impositiva a carico del soggetto passivo. Inoltre, la Corte ribadisce il diritto del contribuente, seppur inadempiente agli obblighi formali, a detrarre l’IVA assolta sugli acquisti, a condizione che i requisiti sostanziali siano provati.
Una svolta epocale negli accertamenti fiscali sull’evasione totale
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