
L’articolo analizza il repentino mutamento normativo intervenuto nel 2026 in materia di dividend exemption e participation exemption, evidenziando come la legge di Bilancio avesse introdotto stringenti requisiti quantitativi volti a limitare i benefici fiscali alle partecipazioni più rilevanti. Il successivo D.L. n. 38/2026 ha tuttavia abrogato tali disposizioni con efficacia retroattiva, ripristinando il regime previgente. L’analisi mette in luce gli effetti distorsivi che la riforma avrebbe prodotto in particolare sulle holding.
Introduzione
L’articolo 1, commi da 51 a 55, della L. n. 199/2025 (c.d. Legge di Bilancio 2026) aveva inciso in modo significativo sui regimi della dividend exemption e della participation exemption (PEX), introducendo stringenti soglie quantitative volte a limitare l’accesso ai benefici fiscali alle sole partecipazioni di maggiore consistenza.
A distanza di meno di tre mesi, il D.L. n. 38/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo 2026, ha integralmente abrogato tali disposizioni, ripristinando il previgente assetto normativo con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2026.
Ne deriva che, sul piano sostanziale, il quadro normativo torna invariato rispetto al passato. Permane tuttavia un costo rilevante in termini di certezza del diritto e coerenza sistematica, con effetti particolarmente sensibili per le holding, strutture che per loro natura richiedono stabilità normativa.
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TAG Dividend ExemptionParticipation ExemptionPex