
Le novità introdotte nel corso degli anni 2024–2025 ridefiniscono profondamente la verifica fiscale, introducendo per la prima volta nel sistema tributario il principio dell’inutilizzabilità delle prove acquisite in violazione di legge. L’accesso e l’attività istruttoria diventano così momenti centrali e non più meri passaggi preliminari dell’accertamento. Parallelamente, la giurisprudenza sta ampliando i profili di responsabilità amministrativa e penale del professionista, la cui diligenza assume un peso crescente nella qualificazione dell’illecito. Proviamo ad analizzare l’impatto di tali trasformazioni e il nuovo equilibrio tra poteri dell’amministrazione e garanzie del contribuente. In questo contesto, il ruolo strategico del consulente emerge come decisivo per la tenuta dell’intero procedimento tributario.
La verifica fiscale nell’era dell’articolo 7-quinquies
L’introduzione dell’articolo 7-quinquies all’interno dello Statuto del contribuente rappresenta uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni nel diritto tributario procedimentale. Per la prima volta il legislatore ha previsto espressamente che gli elementi di prova acquisiti in violazione della legge o oltre i limiti temporali stabiliti per la durata della verifica non possano essere utilizzati né nella fase amministrativa né in sede contenziosa. Una disposizione di tale portata costituisce una rottura rispetto al passato, nel quale la giurisprudenza, pur ammettendo talvolta la rilevanza di vizi gravi dell’attività istruttoria, ha sempre mantenuto un orientamento complessivamente permissivo, ritenendo che le irregolarità della verifica non fossero idonee a travolgere l’atto impositivo.
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