
Con la recente ordinanza n. 28338/2025, la Corte di Cassazione Corte Suprema ha statuito che qualora sussista un collegamento agevole e diretto tra lo studio professionale e l’abitazione, anche attraverso una mera porta interna, i locali devono essere considerati a “uso promiscuo”, con la conseguenza che in tal caso, ai fini dell’eventuale accesso, i verificatori dovranno necessariamente acquisire oltre all’autorizzazione del capo ufficio, anche l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica. Invero, in assenza di tale ultima autorizzazione, l’accertamento derivante dall’accesso risulta illegittimo.
Accessi nei locali a uso promiscuo: cosa dice la Cassazione
L’esistenza di una porta di collegamento tra l’abitazione e gli ambienti in cui si svolge l’attività professionale consente di qualificare i locali come “ad uso promiscuo”, con la conseguenza che l’accesso, nell’ambito di un controllo fiscale, dei militari della Guardia di Finanza e/o dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate non è valido e legittimo, senza la preventiva acquisizione dell’autorizzazione del PM.
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